Il Tacco Texile: come si sale, cosa si vede, cosa racconta la leggenda

Il Tacco Texile: come si sale, cosa si vede, cosa racconta la leggenda

Guida completa al monumento naturale che si vede da tutto il paese: il percorso, la difficoltà reale, le stagioni giuste e la storia di sant'Efisio.

Da qualsiasi punto di Aritzo si alzi lo sguardo, prima o poi si incontra: una sagoma squadrata su una
collina, con le pareti verticali e la cima piatta, che non somiglia a nessun’altra montagna intorno. È il
Texile, uno dei tacchi più noti fra quelli che caratterizzano il paesaggio del sud della Barbagia e
dell’Ogliastra, e insieme il simbolo visivo del paese.

Questo articolo mette insieme quello che serve per andarci: com’è fatto, perché è fatto così, come si sale,
quanto ci vuole, quando è meglio evitare, e cosa raccontano di lui le storie che il paese si tramanda.

Che cos’è un tacco

Rilievi che sembrano fuori posto

I tacchi sono altipiani aridi e isolati, con fianchi scoscesi e sommità pianeggiante, che spuntano dal
paesaggio circostante come se qualcuno ce li avesse appoggiati. Con il loro aspetto rimarcano il carattere
aspro del territorio, e sono uno degli elementi che rendono riconoscibile a colpo d’occhio tutta la fascia fra
Barbagia di Belvì e Ogliastra.

Perché hanno quella forma

La forma dipende dalla diversa resistenza delle rocce all’erosione: le formazioni calcaree e dolomitiche
sommitali resistono più a lungo dei terreni sottostanti, che si consumano prima. Il risultato, dopo tempi
lunghissimi, è un blocco che resta in piedi mentre tutto intorno si abbassa. Da qui i fianchi verticali e la
cima tagliata.

Il colore e la vegetazione

Il contrasto è una parte importante dell’effetto: la roccia chiara della sommità sopra il verde scuro del
bosco che copre le pendici. Cambia molto con la luce e con la stagione, ed è il motivo per cui la stessa
fotografia scattata in momenti diversi sembra un altro posto.

La leggenda di sant’Efisio

La predicazione

La tradizione locale racconta che proprio dal Texile sant’Efisio predicasse, convertendo i barbaricini alla
religione cristiana. Il tacco, con la sua sommità visibile da tutta la valle, funziona bene come pulpito
naturale in una storia di questo tipo: chi parlava da lassù parlava a tutti.

Il miracolo dei castagni

La leggenda aggiunge un secondo elemento: la conversione avrebbe prodotto il miracolo di trasformare sterpi
e cespugli in boschi di castagne e nocciuole. È un racconto che collega in un colpo solo il monumento naturale
più visibile del paese e la risorsa economica che per secoli lo ha sostenuto, cioè il bosco. Come sintesi
narrativa è notevole.

Come leggerla

Non serve prenderla alla lettera per apprezzarla. Le leggende di fondazione servono a spiegare perché un
posto è come è, e questa spiega due cose insieme: la fede e i castagni. Chi sale al Texile con questa storia in
testa guarda la vallata sottostante in modo diverso.

Come si arriva

L’accesso

Il monumento è accessibile a piedi e su ruota tramite strada sterrata. Chi arriva in auto può avvicinarsi
parecchio, ma va detto subito che la parte interessante è quella che si fa a piedi: fermarsi al parcheggio e
guardare da lì significa perdersi il motivo per cui si è venuti.

Il fondo

Lo sterrato è percorribile ma irregolare. Con auto basse e dopo periodi di pioggia conviene informarsi in
paese sullo stato del tracciato, che cambia con le stagioni e con la manutenzione.

A piedi dal paese

Chi vuole farla tutta a piedi partendo dall’abitato deve mettere in conto una mezza giornata fra andata e
ritorno, con un dislivello complessivo che si fa sentire. È l’opzione migliore per chi cammina abitualmente,
perché attraversa il bosco e permette di arrivare in cima avendo capito il territorio invece che essendoci
atterrato.

La salita finale

Cosa aspettarsi

L’ultimo tratto è quello che fa la differenza fra una passeggiata e un’escursione. Il terreno diventa
roccioso, la traccia si stringe e ci sono passaggi esposti dove serve passo sicuro. Non è alpinismo, ma non è
nemmeno un sentiero da fare in ciabatte con un bambino in braccio.

L’attrezzatura minima

Scarponi o scarpe da trekking con suola scolpita, acqua, e le mani libere. I bastoncini aiutano in discesa
più che in salita. Chi soffre di vertigini farebbe bene a sapere in anticipo che ci sono tratti in cui si vede
il vuoto.

Quando rinunciare

Con roccia bagnata, nebbia o vento forte la salita finale diventa un’altra cosa. La nebbia in particolare è
insidiosa perché arriva in fretta e toglie i riferimenti su un terreno dove la traccia non è sempre evidente.
Rinunciare e tornare un altro giorno è una decisione che nessuno in paese vi rimprovererà.

Cosa si vede dalla cima

Il giro d’orizzonte

Dalla sommità lo sguardo copre la vallata d’Aritzo con la sua distesa di castagni, i rilievi del Gennargentu
e, nelle giornate limpide, una porzione notevole della Barbagia. È il punto migliore per capire come è disposto
il territorio: dove sta il paese, dove sta il bosco, dove cominciano i pascoli alti.

La luce giusta

Il primo mattino dà aria più tersa e ombre lunghe sulle pendici. Il tardo pomeriggio scalda i colori e mette
in risalto le pareti del tacco. Il mezzogiorno estivo è il momento peggiore sotto tutti i punti di vista:
luce piatta, caldo e nessuna ombra sul percorso.

La sosta

La cima è pianeggiante e ci si sta comodi, ma è anche esposta. Con vento non è un posto in cui fermarsi a
lungo, e con temporali in avvicinamento non è affatto un posto in cui stare.

Le stagioni

Primavera

Probabilmente la stagione migliore. Le temperature consentono di camminare senza soffrire, la vegetazione è
al massimo e la visibilità è buona. Le giornate si sono già allungate abbastanza da non dover contare i minuti
sulla via del ritorno.

Estate

Si può fare, ma partendo presto. Ad Aritzo il caldo è più sopportabile che in pianura grazie alla quota, e
questo inganna: sulla roccia esposta a mezzogiorno la sensazione cambia. Portare più acqua di quanta se ne
pensi di bere.

Autunno

La stagione più bella per il paesaggio, con i castagneti che virano e la luce bassa. È anche il periodo in
cui il fondo può essere scivoloso per le prime piogge, quindi vale la pena controllare le condizioni prima di
mettersi in cammino.

Inverno

Con la neve il Texile diventa spettacolare, e diventa anche una salita da affrontare con attrezzatura e
esperienza adeguate. Per chi non le ha, la scelta ragionevole è ammirarlo dal paese: da Su Bastione, accanto
alla parrocchiale, si vede benissimo.

Con una guida o da soli

Cosa cambia

Da soli si arriva in cima. Con una guida ambientale si arriva in cima sapendo cosa si sta calpestando,
perché il tacco è fatto così, quali specie crescono sulle pendici e dove passavano le vie dei pastori. Le guide
del paese propongono uscite di mezza giornata su questo itinerario, con ritrovo in piazza.

Per chi ha bambini

Con bambini piccoli conviene fermarsi prima della salita finale e godersi il bosco e i punti panoramici
intermedi, che sono già una bella escursione. Le guide sanno modulare il percorso e sanno dove si può girare
senza che sembri una rinuncia.

Per chi è in gruppo

I gruppi numerosi sull’ultimo tratto rallentano parecchio, perché i passaggi si affrontano quasi in fila
indiana. Meglio dividersi o mettere in conto tempi più lunghi.

Combinare il Texile con il resto

Una giornata completa

Un’idea che funziona: mattina al Texile, rientro in paese per pranzo in una delle trattorie del centro
storico, pomeriggio nel nucleo antico fra il carcere spagnolo e i musei. Si alternano fatica e riposo, aperto e
chiuso, natura e storia.

Con i castagneti

Chi ha due giorni può dedicare il secondo alla vallata: i castagneti di Sa Tanca Manna, il percorso
pianeggiante fra i castagni secolari, e in autunno la raccolta. È l’altra faccia dello stesso paesaggio, vista
da sotto invece che da sopra.

Con le neviere

Il terzo itinerario classico è quello delle antiche neviere di Funtana Cungiada, che racconta il commercio
della neve. Sono tre uscite molto diverse fra loro, e insieme danno un’idea abbastanza completa di cosa sia il
territorio di Aritzo.

Rispettare il posto

Le regole ovvie

Non lasciare rifiuti, non accendere fuochi, non uscire dalle tracce per accorciare. Sulle pendici di un
tacco l’erosione è un problema reale, e i tagli fatti da chi passa diventano canaline che l’acqua allarga a
ogni pioggia.

Le regole meno ovvie

Il territorio è utilizzato: ci sono pascoli, recinzioni, cancelli. Un cancello va lasciato come lo si è
trovato, chiuso o aperto che fosse. Sembra un dettaglio ed è il modo più semplice per non creare problemi a chi
ci lavora.

Segnalare i problemi

Se si trova la segnaletica danneggiata o un tratto franato, vale la pena dirlo in Comune o a una delle guide
del paese. La manutenzione di questi percorsi dipende in buona parte da segnalazioni di questo tipo.

Il Texile nel paesaggio della Barbagia

Non è solo

Il Texile fa parte di una famiglia di rilievi che punteggia la fascia fra la Barbagia di Belvì e
l’Ogliastra. Riconoscerne uno significa riconoscerli tutti, e da certi punti di osservazione se ne vedono
diversi allineati, come pilastri rimasti in piedi dopo che il resto è stato portato via. È questa ripetizione
a rendere il paesaggio della zona immediatamente identificabile.

Un riferimento per orientarsi

Per chi cammina nei dintorni il tacco funziona da bussola: è visibile da quasi ovunque e ha una sagoma
inconfondibile. Nelle giornate in cui la traccia si perde fra i cespugli, sapere da che parte sta il Texile
basta a ricostruire la direzione. È lo stesso servizio che rendeva ai pastori molto prima che esistessero le
mappe.

Come lo racconta il paese

Ad Aritzo il Texile non viene descritto come una meta escursionistica ma come un elemento del quotidiano:
lo si nomina per indicare il tempo che farà, per dare indicazioni stradali, per dire da che parte soffia il
vento. Un visitatore che passa qualche giorno in paese si accorge presto di questa presenza costante nel
discorso.

Flora e fauna delle pendici

Cosa cresce

Le pendici sono coperte da macchia e da bosco, con lecci nelle fasce più basse e vegetazione più rada man
mano che si sale verso la roccia. Sulle cenge e nelle fessure calcaree si trovano specie rupicole che
altrove non compaiono: è uno degli aspetti che rendono interessante salire con qualcuno che sappia guardare.

Cosa si incontra

Rapaci in volo intorno alle pareti sono la vista più frequente, soprattutto nelle ore centrali quando le
correnti ascensionali si formano lungo la roccia. Al mattino presto e al tramonto la probabilità di incontrare
fauna a terra lungo il sentiero aumenta sensibilmente.

Il silenzio come strumento

La regola vale ovunque ma sul Texile si nota di più: chi cammina in silenzio vede il doppio. I gruppi
rumorosi arrivano in cima avendo incontrato pietre e nient’altro.

Errori frequenti

Sottovalutare l’ultimo tratto

È l’errore più comune. La strada sterrata e la parte iniziale danno l’impressione di una passeggiata, e
questo porta ad affrontare la salita finale con calzature inadeguate o senza acqua residua. Il consiglio è
prepararsi per l’intero percorso, non per come sembra all’inizio.

Partire tardi d’estate

Con partenza a metà mattina si arriva sulla parte esposta nelle ore peggiori. Partire all’alba cambia
completamente la giornata: meno caldo, aria più tersa, e il rientro a paese in tempo per pranzo.

Fidarsi solo del navigatore

Le tracce GPS disponibili online non sempre corrispondono allo stato reale del sentiero, che cambia con le
stagioni e con la manutenzione. Un’occhiata al terreno vale più di una linea sullo schermo, e una domanda in
paese vale più di entrambe.

Contenuto di esempio, da sostituire o rivedere con i materiali forniti dal Comune di Aritzo.

Approfondisci

Bivio per il Monte Texile

Accesso libero

Prossimi eventi

11
Apr

Fiera di primavera: piante, sementi e attrezzi

Piazzale della fiera, Aritzo
08:00
Gratuito
19
Dic

Mercatino di Natale nelle cortes

Cortes del centro storico, Aritzo
16:00
Gratuito
12
Dic

Mostra mercato dell'artigianato aritzese

Piazza Sa Pratza, Aritzo
10:00
Gratuito

CONDIVIDI

Articoli simili

Sa Bovida: cinque secoli dentro il carcere spagnolo di Aritzo

L'edificio del Seicento che fu prigione di massima sicurezza fino agli anni Quaranta, e che oggi ospita una mostra sulla stregoneria in Sardegna.

Sa carapigna: storia e preparazione del sorbetto che nasce dalla neve

Come si fa il dolce che identifica Aritzo in tutta la Sardegna, perché nasce dalle neviere e dove vederlo preparare in piazza.

Il Tacco Texile: come si sale, cosa si vede, cosa racconta la leggenda

Guida completa al monumento naturale che si vede da tutto il paese: il percorso, la difficoltà reale, le stagioni giuste e la storia di sant'Efisio.

Le produzioni di cui parla questo articolo

2021

Il Texile. Riprese aeree del monte

Regia di Marco Zedda
Cortometraggio naturalistico sull'arco calcareo simbolo del paesaggio aritzese.
Visibile liberamente

Gli investimenti di cui parla questo articolo